Il finale del Tell

Non concordo sul ridurre il finale del Tell alla genialità di un grande artigiano. Per me quei minuti sono un capolavoro e non solo quei minuti ma tutto il Tell da cima a fondo. Nel Tell, come nella Medea di Cherubini si ritrova tutta quell’emozionante incertezza che caratterizza quel periodo in cui le suggestioni romantiche irruppero nella cultura e nell’arte classica.

Le poche critiche lette o ascoltate concordano nel riconoscere solo al personaggio Tell un afflato e una pienezza musicale che riesce a innalzarlo a personaggio musicalmente vivo, mentre gli altri rimangono di contorno quasi che fossero sì introdotti nel dramma ma non musicalmente.

Non capisco questo giudizio. La differenza fra loro e Tell sta nelle motivazioni: loro si ribellano al tiranno ma non sentono il fuoco delle patria che infiamma invece Tell. Come se fossero mossi non dal nuovo fuoco romantico della patria ma solo dalla meno tragica e appassionante isonomia settecentesca e, naturalmente, è di altro tipo il sentimento che li invade e la musica che li segue.

Mi sembra che il Tell sia un capolavoro fin dal canto del pastore e dal successivo intervento di Tell. Il duetto tra Tell e Gualtiero l'esaltante grido "Il padre ohimè mi malediva," il commento sommesso di Tell e Gualtiero a quel canto disperato e di lì in poi fino alla fine dell'atto e al giuramento, l'aria Resta immobileIl concertato “Corriam, corriam”, la Preghiera "Salva Guglielmo " e, appunto, il finale mi paiono capolavori all'interno di un capolavoro.

Non do nessun peso all'uso dell'esultanza per la fine del temporale con quella per la libertà Il Tell è sul difficile crinale fra classicismo e romanticismo: l'avvicinamento fra la natura, di cui il Tell è impregnato, e i sentimenti fa parte dei temi romantici.

Dal Tell in tanti anni non mi sono mai sentito tradito da quando lo vidi  sedicenne al teatro nuovo. Fu la mia prima opera i cui dischi acquistai da Maschio in Piazza Castello. Avevo sempre ascoltato musica sinfonica  che acquistavo allo Standa per mille lire a disco: la Terza, la Quinta, la Sesta, la Settima, la Nona, la Sesta di Tciaikovsky, la Sinfonia del nuovo mondo. la prima di Brahms  risalgono al quel periodo. Poche lire, grande musica. L'acquisto del Tell fu un vero salasso ma di lì cominciò la passione per l'opera lirica. Rigoletto, Traviata,  Trovatore, Aida, Otello Falstaff, il Boris,  la Valkiria, il Tell sono le opere che ho ascoltato di più. Mozart e forse Monteverdi fanno parte di un altro universo.

Per Stravinskij la musica di Wagner era orripilante e non giudicava molto meglio quella di Musorgskij e degli altri compositori del Gruppo dei Cinque. Non salvava neppure l’opera dell’amico Debussy, Pelleas e Melisande. E come non ricordare l’enorme ammirazione di Stendhal per il Matrimonio Segreto? Una bella composizione ma non certo quel capolavoro di musica che, secondo lui, oscurava l’arte di Mozart. 

In ogni caso una definizione esplicita di capolavoro è impossibile. La critica musicale, come quella letteraria e artistica si devono servire di metafore. Ci crede il critico americano Boloom ma nel suo Canone occidentale è costretto ad ammettere:  

Non è un caso che HAROLD BOLOOM nel ‘96 abbiamo  pubblicato un poderoso testo, Canone occidentale,  in cui denuncia la degenerazione della critica militante, con parole severe:

Pur essendo sconcertante, la ragione precisa per cui gli studiosi di letteratura si sono trasformati in politologi dilettanti, sociologhi mal informati,  filosofi mediocri e storici cultural sovradimensionati non è difficile da individuareCOSTORO NUTRONO RISENTIMENTO CONTRO LA LETTERARTURA oppure si vergognano, o semplicemente non sono per nulla amanti della lettura.

per costoro, leggere una poesia, un romanzo  è un esercizio di contestualizzazione.

Le scelte estetiche sono maschere della sovradeterminazione sociali e politiche.

Apostoli convinti che lo studio letterario è ideologico; femministe, marxisti, lacaniani, neostoricismi, decostruzionisti, storicisti.”

Il termine capolavoro non ammette definizione, (tantomeno quella di analizzabilità) se non quella minima che indirizza verso la comunità degli amanti della musica  ma anche qui l'estensione segue l'intensione.

Savinio irride ripetizione melodica del finale di Norma di bellini con una battuta del tipo 1-1 = 0 come a dire la ripetizione, al posto di sommare. sottrae. Affermazione significativa. Gran parte della critica è costretta alla metafora ma anche i compositori. Forse l'avvicinamento delle due esaltazioni, per la liberta e per la fine del temporale è una metafora. Una metafora romantica 

Con le metafore il rischio è di crederci troppo ed estenderle troppo. Ovviamente è ridicolo andare a cercare i peli sulle gambe del tavolo o le balene sotto le onde della sabbia, ma non mi pare che l'accoppiamento fra euforia per la fine del temporale e per la fine dell'oppressione politica incorra in questo tipo di errore



Ezio Saia

 esaiae07@gmail.com

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Commenti

  1. condivisa con l'opera lirica dal loggione
    Amanti opera lirica
    Opera lirica

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