Amare, obbedire, rispettare la scienza?

Cosa vuol dire? Sembra che tutti in Italia e nel mondo lo sappiano e lo approvino così bene da instaurare,  in occasione del Covid;, una vera caccia alle streghe, dove gli untori erano e sono i contrari all'obbligo del vaccino. La scienza è come l'araba fenice? C'è ma non si sa dove? 

In una cultura, come quella italiana, dove alla scienza è sempre stata contrapposta la cultura umanistica, tutto ciò stona non poco e mi fa sospettare un fondo di superficialità: Giornalisti, veline, attori, tutti in armi contro i detrattori della scienza ma conoscono la storia della scienza e la scienza costoro?  Non certo i saltimbanchi dei palcoscenici, non certo i giornalisti, specialmente oggi dove sono all'opera soprattutto  i laureati in legge, in scienze politiche e in sociologia, quella sociologia a cui  Comte, aveva riconosciuto la dignità di scienza, ma che di scienza non ha neppure il profumo. 

La storia della scienza è una storia di contrasti e lotte: Cartesiani, contro Newtoniani, Newtoniani, contro Eisteiniani, tutti entro una cornice dove la scienza e la sua natura vengono discusse a cominciare dalla sua "verità",  dalla sua "utilità", dalle sue "debolezze", dal suo "realismo".

Quando Newton propose la sua legge della gravità, molti "scienziati" cartesiani la rifiutarono. Cartesio  aveva costruito la sua spiegazione del mondo fisico con la sua meccanica basata sull'urto, sulla conservazione della quantità di moto e per il mondo della scienza quelle teorie erano scienza. Una scienza redenta da ogni forma di occultismo, mentre Newton con  la sua teoria gravitazionale che prevedeva invisibili azioni a distanza, reintroduceva l'occultismo in fisica.  Per molti cartesiani quella formula, quell'azione a distanza non poteva neppure essere considerata una forza. Anche lo stesso Newton riconosceva quelle quelle critiche come  ragionevoli. 

Quando Einstein propose la sua teoria i newtoniani si ribellarono. Newton, secondo loro aveva stabilito una volta per tutte la verità sulla meccanica celeste. E c'era di peggio: per molti le teorie di Einstein non dovevano neppure essere prese in considerazioni perché, come si direbbe oggi da velini, veline e giornalisti erano Fake news, da cui bisognava proteggersi; a maggior ragione perché Einstein era uno dei tanti infidi, cattivi, brutali tedeschi.

Entrò in campo la discussione fra Verità e Utilità. Per gli cartesiani irriducibili avversari del  forze del folle ritorno delle magiche azioni a distanza, la teoria di Newton non poteva essere vera, anche se come artificio di calcolo si era rivelata utile. Utile, funzionante, esplicativa, capace di predire gli eventi. Utile ma non vera. Un concetto accettato anche dalla chiesa che aveva  approvato il sistema copernicano, con il Sole al centro del sistema solare, non come verità ma come artificio di calcolo. Un sistema che consentiva di unificare e calcolare la traiettoria dei pianeti ma non vero nel senso di specchio della realtà del mondo. Quindi utile ma non vero.

Lo schema si ripeté in occasione delle controversie fra Galileo e il cardinale inquisitore Bellarmino.

Bellarmino, accomodante inquisitore, cercò di convincere Galileo ad accettarlo per evitargli l’abiura ma Galileo rifiutò. Per lui una formula capace di predire era vera. Era utile e vera.

 Utile ma non vera era la formula giusta per gli umanisti, e per quei pensatori umanisti che oggi cercano di imporre la lungimiranza del filosofo Bellarmino rispetto all’ottusità di Galileo. Siamo arrivati anche a questo, a beatificare filosoficamente Bellarmino che affermava l’esistenza di una verità accessibile solo a dio. Ma allora che significa credere nella scienza?

La controversia all’interno della scienza sulla natura della forza di gravità non terminò mai completamente; molti pensatori continuarono a ritenere la forza di gravità un artificio anche quando tutti ritennero il sistema cartesiano incapace di descrivere il mondo come riusciva a fare quello newtoniano, pensando che fosse necessario unificare tutta la meccanica con un solo tipo di forza, quella cartesiana ma ci fu anche una brillante proposta di ricondurre l’urto alle forze gravitazionali.

E’ significativo il tentativo di Boscovich (1711- 1787) che testimonia quanto ormai la nuova forza newtoniana dell’azione a distanza, prima giudicata irrazionale, magica e incomprensibile, fosse divenuta ormai l’unico vero paradigma di comprensione mentre, al contrario, il ‘comprensibile’ e laico urto cartesiano suscitasse dubbi di razionalità. Nello svolgersi dell’urto fra due bilie, come sottolinea Boscovich, si può passare per entrambe di colpo e con discontinuità dall’immobilità al movimento. Più in generale la bilia A che colpisce passa di colpo da una velocità V1 a una V2, e la B, che è colpita, passa di colpo da una velocità V3 a una V4 e questo costituisce un’evidente violazione di quel principio di ‘comprensibilità’ secondo il quale la natura in generale e la velocità della biglia in particolare non fa salti.

Ciò induce Boscovich a suggerire che ogni corpo agisca sugli altri secondo una doppia forza di attrazione e repulsione, entrambe a distanza. La prima diminuisce con la distanza mentre la seconda, sempre con la distanza, aumenta ma in maniera molto più forte. Quando una bilia si dirige contro una un’altra la sua forza di repulsione aumenta progressivamente vincendo prima la forza di attrazione e poi diventando così forte man mano che si avvicina da spostare l’altra bilia. Quando la distanza fra le due è piccola viene percepita come un urto, mentre in realtà il contatto non avviene.

Se si esamina la teoria di Boscovich si comprende che sia sì un capovolgimento di intelligibilità nel senso che l’abitudine intellettuale rende intellettualmente intellegibile la forza di gravità che perde il suo valore aggiunto di tipo animistico (di cui era non poco responsabile lo stesso Newton, sia per i concetti di spazio e di tempo assoluti, sia per l’idea mistica dello spazio come Sensorium Dei) ma anche un tentativo di unificare le forze d’urto con quelle di gravità riducendo le prime alle seconde per poter affermare un universo governato da un’unica forza. Un’unica forza significa anche un unico paradigma, un’unica legge, che, interrogata, è in grado di dare informazioni.


Anche in matematica, spesso considerata la più arida e meccanica generatrice di verità se pur nel suo rispetto , verità e l’eresia sono di casa tanto che si potrebbe ragionevolmente considerare la storia della della matematica come una storia di eresie. Quando Cantor propose la sua teoria sull'infinito, gli entusiasti e gli oppositori scatenarono una guerra intellettuale e scientifica. Poincarè  Kroneker  la rifiutarono sdegnati. Scrive quest'ultimo:

 Senza le ipotesi qui discusse più da vicino cioè senza la possibilità di potere fin da principio sostituire sistemi di moduli con infiniti elementi con sistemi di moduli con un numero finito di elementi, il concetto di sistemi di moduli con infiniti elementi non è applicabile. Se tuttavia lo si vuole proprio ammettere come una costruzione concettuale puramente logica, ciò deve accadere solo con la riserva che nelle particolari applicazioni aritmetiche di questo concetto, non sufficientemente precisato aritmeticamente, si dia in ogni singolo caso la dimostrazione che quelle ipotesi sono soddisfatte.” 

La tesi da cui è riportato il brano citato è che si possono innalzare tutte le costruzioni che si vogliono, finite o infinite, ma che è pur sempre necessario dimostrare che in queste strutture i numeri riescono ad abitare. Il problema di Kroneker è duplice: da un lato è un problema d’esistenza: se esistano entità che soddisfino quelle strutture; dall’altro è un problema d’interpretazione: se queste entità siano effettivamente riconducibili a quei numeri naturali che Dio ha donato agli uomini. Kroneker. Questo era infatti il suo pensiero: che tutta la matematica costruzione umana eretta a partire dai numeri naturali, donati da Dio agli uomini. Un dono minimo quindi, ma completo, necessario e sufficiente per costruire tutto l’edificio matematico. 



La contrapposizione tra vero e utile continua a emergere ma non è più considerata importante. Il matematico A. Weil riassunse la questione con la battuta. gli scienziati sono realisti nei giorni feriali e nominalisti la domenica quando parlano con i filosofi.”

Ciò che emerge data battuta è la difficoltà per i ricercatori, anche di quella scienza pura, esatta come la matematica, di non credere di ricercare la verità ma solo la funzionalità.

Ma scendiamo di livello. ai medici ai quali è stato tolto lavoro e stipendio. Costoro hanno studiato per anni medicina, hanno applicato le teorie scientifiche, le prescrizioni scientifiche, le regole scientifiche che avevano imparato e ora si ha il coraggio di dire che sono pericolosi nemici della scienza. Non vogliono farsi il vaccino? E' una questione locale che riguarda la proprietà del loro corpo. Sono dei terropiattisti? Si scivola nel ridicolo. Anche questa è una questione locale. Guardo dalla finestra e vedo che ci sono montagne e che la terra non è piatta ma localmente nel mio appartamento lo è. Se non è piatta non è neppure tonda; neppure la superficie del mare lo è. L'attrazione della luna la deforma in continuazione  Anche i terropiattista vedono dalla loro finestra che la terra non è piatta

 Coloro che credono in Newton sono terropiattisti? Non è vero visto che posso fare la mia vita in conformità alla legge di Newton senza sbagliare. La Teoria di Newton ha una validità locale; metaforicamente è vera localmente ed è stata vera temporaneamente nel passato prima di Einstein. La relatività è vera? localmente sì, ma non risolve tutti i problemi e certamente se la NATO e la Russia o chi per loro non distruggeranno la terra, nascerà un

altro Einstein che rivoluzionerà le teorie fisiche riuscendo a unificare il mondo macroscopico einsteiniano con le conoscenze attuali di meccanica quantistica, una riunificazione che Einstein cercò invano per tutta la vita.


Ezio Saia

 esaiae07@gmail.com

Commenti

Post popolari in questo blog

L'intuizionismo di Odifreddi

UCRAINI E RUSSI